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Milano, è polemica sui ciclisti dopo la donna investita e uccisa. Pisapia: "Rispettate le regole"

Articolo del: 28/10/2014
Autore: LUCA DE VITO

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Milano, è polemica sui ciclisti dopo la donna investita e uccisa. Pisapia: "Rispettate le regole"

Le parole del sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, non lasciano spazio a interpretazioni: «Troppi ciclisti oggi non pensano che non si deve passare con il rosso, perché si mette a rischio la propria incolumità e quella degli altri. Lo vedo tutti i giorni: vanno contromano. Ecco, questo è pericoloso e rischia di provocare una situazione di tensione e anche di fastidio nei confronti della bicicletta che invece è uno strumento favoloso». Il giorno dopo la tragedia della donna di 88 anni investita da un giovane ciclista mentre stava attraversando la strada in via Crema, e morta per aver battuto la testa, Pisapia richiama all’ordine i pedalatori indisciplinati. E lo fa, non a caso, a margine dell’apertura di Citytech, la tre giorni sulla mobilità in corso al Castello Sforzesco. Suscitando subito molte reazioni.

«È da tempo — ha aggiunto il sindaco — che volevo fare questo appello. Mi sembra giusto dire ai ciclisti: per noi siete fondamentali, stiamo lavorando con le zone pedonali, le zone 30, l’estensione del bike sharing e dove possibile con nuove piste ciclabili, per trasformare la città. Però bisogna rispettare le regole». Il dibattito, d'altronde, era destinato a riaprirsi. Perché in una città dove negli ultimi quattro anni la mobilità ciclistica è cresciuta a ritmi sostenuti — anche sulla spinta del bike sharing e delle zone 30 — la presenza massiccia di biciclette comincia a farsi sentire. Finora tutti gli osservatori ne hanno sempre rimarcato gli aspetti positivi: riduzione della velocità sulle strade, diminuzione del traffico, minore impatto ambientale. Dopo l’episodio di domenica, però, c’è chi inizia a porre anche delle questioni di sicurezza. Chiedendo maggiori controlli e sanzioni per i ciclisti che sbagliano.

Ercole Giammarco, scrittore e da sempre al lavoro in ambito ciclistico, non risparmia critiche sul comportamento di chi si sposta sulle due ruote: «I ciclisti devono finirla di pensare di essere delle anime belle che salvano il mondo e che quindi possono fare quello che vogliono. Le regole vanno rispettate, punto». La sua critica è al di sopra di ogni sospetto: è suo il libro Andare in bici — le ragioni del pedalare (Garzanti), e da anni organizza nelle strade di Milano, e di altre città, la manifestazione Cyclopride Day. «Noi ciclisti, in Italia, stiamo diventando antipatici, arroganti. Pensiamo di poter non rispettare le regole. Per cambiare questo modo di pensare e di comportarsi, adesso è importante che le istituzioni procedano su due fronti. Da una parte quello dell’informazione: i ciclisti devono sapere quali possono essere le conseguenze dei loro comportamenti e che danni possono creare. Dopo l’informazione però ci vuole anche la sanzione. In Svizzera i ciclisti sono educatissimi perché lì c’è tolleranza zero contro chi sbaglia».

Le multe nei confronti delle due ruote, a Milano, sono in leggero aumento. Se nel 2013 sono stati staccati 380 verbali, nel 2014 abbiamo già raggiunto quota 500. Le principali sanzioni riguardano contenziosi con i pedoni sui marciapiedi, ma anche passaggi con il rosso e nelle corsie riservate ai bus. Multe che possono andare dai 41 ai 162 euro. «Ma noi siamo molto tolleranti con i ciclisti — ammette Daniele Vincini, segretario regionale del sindacato Sulpm — perché sono utili a ridurre la congestione e a diminuire la velocità del traffico. Chi pedala, tuttavia, deve capire che non è intoccabile. Mi sento di dare un consiglio a chi si sposta sulle due ruote: devono metterci la testa, essere più attenti e con maggiore senso di responsabilità. E ovviamente devono portare giubbotti rifrangenti, caschetto e luci».

Nella polemica di questi giorni, non manca chi cerca di buttarla in politica, come il leghista Massimiliano Bastoni: «Questo episodio sta a dimostrare per l’ennesima volta che prima di avventurarsi demagogicamente nella realizzazione di miriadi di piste ciclabili, peraltro poco sicure, ci si dovrebbe occupare preventivamente di sensibilizzare i ciclisti sui giusti e corretti comportamenti da tenere nella guida del veicolo a due ruote». E c’è chi si spinge a immaginare una forma di identificazione per i ciclisti: «L’amministrazione comunale deve avere il coraggio di resistere ai vari gruppi di pressione — scrive il presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici — e obbligare i velocipedi a munirsi di un contrassegno di identificazione visibile a distanza. Lo fanno diversi paesi, dalla Svizzera alla Cina. In ogni caso un mezzo di trasporto deve essere munito di targa quando circola per la pubblica via».

A pochi giorni dal drammatico episodio di via Crema, c’è però anche chi chiede di non ragionare sull’onda dell’emotività. «Esprimiamo vicinanza e cordoglio ai famigliari a nome della nostra associazione — ha detto Eugenio Galli, presidente di Fiab Ciclobby — e se parliamo di un richiamo al rispetto delle regole, questo è condivisibile a priori.
Ma deve valere per tutti, indistintamente. Trovo abbastanza qualunquista fare degli appelli generici. Bisogna stare attenti a non dare messaggi fuorvianti. Perché c’è qualcuno che vuole speculare su questa vicenda dando addosso ai ciclisti: occorre trattare questi temi con sensibilità, attenzione ed equilibrio. Da parte mia credo che sarebbe più opportuno dare dei segnali che richiamino al bisogno di ritrovare una convivenza civile nelle nostre strade».
TagsArgomenti:bicicletteCyclopride

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