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Dati AMAT sulle emissioni di inquinanti: hanno utilità?


Articolo postato il: 28/03/2014
Autore: Enrico Engelmann

Sul sito web dell'AMAT (Agenzia Mobilità Ambiente e Territorio, agenzia "proprietà esclusiva del Comune per conto del quale svolge servizi specialistici") sono presenti alcuni documenti che contengono valori quantitativi relativi alle emissioni di inquinanti atmosferici, con particolare attenzione alla valutazione quantitativa degli effetti dell'Area C sulla qualità dell'aria (malgrado, chissà perché, l'assessore alla mobilità Maran si ostini ad affermare che l'Area C non abbia mai avuto l'obiettivo di ridurre l'inquinamento).

Le relazioni sono tre:

Tutte e tre le relazioni sono estremamente dettagliate, con numeri molto precisi relativi a tutti i principali inquinanti atmosferici prodotti in via diretta o indiretta dal trasporto stradale (ed eventualmente anche dagli impianti di riscaldamento): PM10 allo scarico, PM10 totale, Carbonio Elementare, Carbonio Organico, Ammoniaca, Composti
Organici Volatili Non Metanici, Benzene.
Per ogni inquinante viene indicata l'esatta variazione percentuale rispetto a vari periodi.
L'estensione delle tre relazioni, il grande numero di dati riportanti, i numerosi grafici e tabelle, tendono però a mettere in ombra un dettaglio essenziale, che viene riportato ogni volta solo nella prima frase, e poi mai più: "i risultati [sono, ndr] ottenuti a seguito delle stime di emissione atmosferica"Questo cosa significa? Significa che i numeri non sono risultati di misurazioni, ma di stime a tavolino.
In pratica, tutti i numeri contenuti nelle tre relazioni, non sono niente altro che risultati di simulazioni mediante modelli, modelli che ovviamente forniscono risultati diversi a seconda dei parametri al contorno che vengono in essi inseriti sulla base di assunzioni considerate valide dai ricercatori.
Un modello quindi, non contiene delle informazioni in sé, ma serve, al contrario, proprio per testare un'interpretazione delle informazioni fin lì raccolte, utilizzandolo per fare delle previsioni e confrontando queste ultime con i dati che vengono raccolti. Un modello non è mai giusto in sé, ma è giusto solo fino a quando i dati sperimentali non lo sconfessano! Fra misure sperimentali e numeri forniti dal modello, vincono perciò sempre i dati sperimentali! I risultati di un modello rappresentano sempre un'ipotesi di interpretazione della realtà, non la realtà in sé!
Nel caso in fattispecie, chiunque sia un po' addentro alle cose, nota subito che c'è qualcosa che non va! Le stime, infatti, contengono numeri che sembrerebbero essere trionfali, con forti riduzioni dell'emissione di tutti gli inquinanti. Se poi, però, si vanno a vedere le misure sul campo degli inquinanti, in particolare del pm10 e del black carbon, le cose che si rilevano con chiarezza sono queste: la differenza fra dentro e fuori l'Area C è pari a zero per quanto riguarda il p10, al limite del misurabile per quanto riguarda il black carbon (vedere corrispondente capitolo del libro Arcipelago Area C).
Consideriamo in particolare la relazione EMISSIONI ATMOSFERICHE NELLA CITTA' DI MILANO PERIODO GENNAIO - GIUGNO 2013, quella più ampia. Alla pagina 46 vi è la seguente figura che riporta le stime dell'AMAT sull'emissione del pm10 dentro la zona dell'AreaC e in tutta Milano. In essa si differenzia fra due tipi di sorgente: traffico e foti fisse (soprattutto riscaldamenti).

Mettiamo questa tabella a confronto con le seguenti (tratte dal capitolo del libro Arcipelago Area C che analizza gli effetti dell'Area C), ottenute a partire dai dati della concentrazione del pm10 misurate dall'ARPA.

(Figura fornita da Andrea Trentini, coautore di Arcipelago Area C)

Dalla prima di queste due foto si vede chiaramente che non c'è, dal 2005 a questa parte, alcuna tendenza evidente per quanto riguarda la concentrazione del pm10, fatta salva la tipica e fortissima fluttuazione stagionale, cui si sovrapposizione una quasi altrettanto netta fluttuazione casuale da un giorno all'altro.
Tale conclusione diventa più chiara se si considerano le medie annuali, in questo caso suddivise in dentro Area C e fuori Area C (seconda immagine). I dati sperimentali non sembrano dunque avvalorare i risultati del modello, secondo il quale dovrebbe essere presente una tendenza continua alla riduzione. Potrebbe però essere che la tendenza alla riduzione sia stata mascherata da fluttuazioni casuali dovuti a fattori meteorologici? Forse!
La cosa però che risulta meno spiegabile è la netta differenza di origine del pm10 che il modello prevede fra la zona dentro all'Area C e l'intera area di Milano, quando, in tutti gli anni di rilevazione del pm10, non si rileva alcuna differenza di concentrazione significativa fra dentro e fuori di essa. Ciò, infatti, mal si concilia col fatto che la seconda e la terza figura dimostrano oltre ogni ragionevole dubbio che le concentrazioni di pm10 sono sempre state le medesime, dentro e fuori la zona dell'Area C, sia prima e sia dopo la sua attivazione.
In effetti, il pm10 è, dal punto di vista fisico, molto simile ad una sostanza diffusibile, e, per la legge della conservazione della massa, al netto della parte che in qualche modo si deposita in maniera irreversibile sul terreno o su altre superfici solide, quello che lascia una zona entra necessariamente in un'altra. I casi sono quindi i seguenti:
  • Il pm10 si diffonde, ma lentamente. In tal caso, una così diversa composizione rispetto alla fonte fra dentro e fuori Area C, come illustra la figura dell'AMAT, dovrebbe necessariamente in qualche modo riflettersi su concentrazioni diverse fra dentro e fuori. Il caso contrario vorrebbe dire che, del tutto casualmente, le due fonti emettono con intensità totalmente diverse dentro e fuori, ma in modo tale che la somma sia assolutamente identica. Cosa veramente poco verosimile.
  • Il pm10 si diffonde in maniera estremamente veloce. In tal caso il pm10, quale che sia la sua fonte, si diffonde immediatamente su un'area molto vasta, eliminando differenze di concentrazione su scala di pochi km, quale è il diametro della zona dell'Area C. In tal caso tutti i numeri presenti nella relazione AMAT diventano totalmente irrilevanti dal punto di vista ambientale e sanitario, dato la diffusione nell'aria cancella immediatamente ogni effetto.
  • Seplicemente il modello dell'AMAT è sbagliato, e il peso percentuale di traffico e riscaldamenti come sorgenti di pm10 sono in realtà più o meno uguali dentro e fuori la zona dell'Area C.
  • Una mescolanza del secondo e del terzo caso.

Rigettando la prima opzione, perché assolutamente inverosimile, le cifre fornite dall'AMAT sono quindi irrilevanti nel caso migliore, o totalmente errate nel caso peggiore. In entrambi i casi l'amministrazione Pisapia non ha nessuna ragione per vantarsi di tali numeri e di addurli come dimostrazione dell'utilità per la salute dell'istituzione dell'Area C.

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