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Area C, pm10 e "black carbon": analisi dei dati


Articolo postato il: 26/01/2012
Autore: Enrico Engelmann

E' ormai assodato che l' Area C (come già prima l' Ecopass) hanno avuto, e avranno sempre, effetto nullo (o, per lo meno, non rilevabile) sulla qualità dell' area. Lo dicono anche i componenti dell' amministrazione: Video su youtube. I fautori dell' Area C dicono che il motivo è il fatto che agisce su un' area troppo piccola (lasciando così intendere che se la misura fosse estesa ad un' area più grande, tipo circonvallazione filotramviaria, l' effetto, invece, ci sarebbe). In realtà il motivo è che l' Area C va ad incidere su una sorgente assolutamente secondaria del pm10 (vedi anche Polveri sottili: tutto quello che non vi dicono ). E infatti anche i blocchi totali del traffico non hanno portato ad alcuna sua riduzione rilevabile (Blocco del 9 e 10 Dicembre: effetti nulli).
Però, poichè almeno per alcuni componenti e sostenitori dell' attuale amministrazione (ad esempio Croci, Monguzzi, Fedreghini, etc...), un elemento importante dellla loro strategia di ricerca del consenso è rappresentato dalla difesa della salute, costoro sono andati a cercarsi qualcosa di diverso dal famigerato pm10, per dimostrare che l' Area C qualche effetto positivo sulla qualità dell' aria ce l' ha. Questo qualcosa di diverso, a loro parere, dovrebbe essere il black carbon, ovvero la componente del pm10 composta da particelle carboniose. Tali particelle sembrerebbero essere dovute soprattutto ai processi di combustione e dovrebbero rappresentare la componente più pericolosa del pm10.
Il black carbon piace molto ai vari ecointegralisti scientificamente impegnati, perchè correla molto bene con il traffico veicolare (o almeno così sostengono loro).
Secondo costoro, il fatto che il black carbon varii molto rapidamente nel tempo e nello spazio a seconda della quantità del traffico veicolare a motore presente nelle adiacenze, dimostrerebbe che in effetti sono soprattutto le auto la principale fonte della parte di inquinamento realmente pericolosa.
A parte il fatto che non esiste nessuna legislazione relativa al black carbon, per cui neanche valori di riferimento, soglie da non superare o altro, è in realà metodologicamente del tutto scorretto scegliere l' indicatore in funzione della sua correlazione con ciò che si vorrebbe essere responsabile di un fenomeno. In altre parole, è come decidere prima chi è il colpevole, e solo dopo cercare le prove, selezionando però solo ciò che corrobora la tesi e scartando il resto. Sicuramente in caso di blocco del traffico, costoro potranno sempre cantare vittoria: il blocco viene indetto quando il pm10 supera la soglia, ma loro andranno a valutare l' efficacia della misura sul black carbon, che sarà diminuita (assumendo valido ciò che affermano loro di tale black carbon), ed ecco che potranno dire che il blocco della circolazione è una misura utilissima!
Ma questo non ha senso! Se una misura viene indetta in funzione di un dato parametro, è questo tale parametro che va utilizzato per misurarne l' efficacia, non un altro a propria discrezione!
Vediamo ora il caso dell' Area C. In un recente articolo viene riportata la dichiarazione di Monguzzi, secondo cui il black carbon sarebbe diminuito, nell' Area C, del 30%. Cosa si può dire riguardo a tale affermazione? In maniera diretta poco, visto che i valor assoluti non vengono comunicati, ne' i dati sono pubblici e analizzabili. Sono però pubblici e analizzabili quelli dell' ARPA relativi al pm10. Ora, se il black carbon è una componente del pm10 ed esso è diminuito, anche il pm10 deve essere diminuito. Non è una questione di misure, ma di semplice logica: se in una somma il valore di uno degli addendi diminuisce e i valori degli altri rimangono uguali, anche il totale della somma deve diminuire. E' matematica!
Perciò, anche senza andare a vedere i dati del black carbon, se Monguzzi ha ragione, sicuramente si dovrà osservare una riduzione del pm10 nell' Area C rispetto alle zone circostanti. L' entità di tale diminuzione dipenderà dal peso del black carbon sul totale, ma comunque dovrà essere presente.
Ho dunque scaricato i dati ARPA del pm10 dal 1 al 25 Gennaio relativamente alle centraline di via Senato e Verziere (zona Area C) e di via Pascal (non Area C). Dei valori delle prime due è stata fatta la media, che poi è stata messa a confronto con il valore fornito dall' altra centralina. Ecco il risultato:

Effetti nulli dei blocchi del traffico sulla concentrazione di polveri sottili

In azzurro il pm10 fuori dall' Area C, in rosso il valore medio delle due centraline in zona Area C, in giallo la differenza fra Area C e fuori, la banda rossa corrisponde all' entrata in vigore dell' Area C.
Dal grafico risulta che il pm10 in zona Area C non solo non è più basso che fuori, ma addirittura, da quando c' è l' Area C, è anche più alto! Non credo si possa dire che l' introduzione dell' Area C sia alla base di ciò (per quanto, in caso inverso, scommetto che i fautori del provvedimento avrebbero sicuramente preteso di poter scorgere un rapporto di causa effetto) e penso che si tratti di un puro caso. Ciò che però è certo, è che dentro l' Area C il pm10 non è in alcun modo più basso che fuori.
Per quanto spiegato sopra, l' affermazione secondo cui una componente del pm10 sia diminuita ben del 30% può significare allora solo una delle seguenti tre cose:
  • Non è vero! Ovvero, il black carbon non è affatto diminuito.

  • Il black carbon, in totale, corrisponde allo zero virgola del pm10 e la sua concetrazione totale è comunque irrilevante.
In effetti, riflettendo meglio, risultano evidenti alcune incongruenze di fondo. Del black carbon si dice che varii in maniera notevole nello spazio e nel tempo. E' invece noto che il pm10 varia molto lentamente rispetto ad entrambe le variabili, e il suo valore cambia solo in presenza di vento o di precipitazioni prolungate. Già qui, però, c' è qualcosa che non va, per lo stesso motivo indicato più in alto. Se il black carbon fosse una componente importante del pm10, allora anche quest ultimo dovrebbe variare allo stesso modo, per quanto in maniera meno pronunciata.
Va poi anche messo in evidenza che se questo fantomatico black carbon varia in maniera rapida in funzione dello spazio e del tempo, allora, in ogni caso, non si capisce come si dovrebbe monitorarlo, dato che si dovrebbe mettere una centralina ogni tot metri e riportare il valore ogni mezzora. E, comuque, tali valori sarebbero di scarso interesse, dato che ciò che conterebbe sarebbero i valori a cui si risulta esposti, e questi sarebbero assolutamente diversi, dato che dipenderebbero in maniera radicale da dove una persona si trova durante la giornata.
In teoria uno potrebbe a questo punto obiettare che sì, il black carbon costituisce una percentuale minima del pm10, ma è esso è la parte che provoca i (presunti) danni alla solute. Ma questa obiezione non è priva di problemi, dato che essa, implicitamente, comporta l' invalidità di tutta la letteratura che vorrebbe dimostrare la nocività del pm10, e, soprattutto, fa perdere di ogni significato tutta la legislazione riguardo al pm10, con soglie di allarme etc... Se infatti l' unica cosa che conta è il black carbon, allora che senso ha allarmarsi se la concentrazione del pm10 sale sopra un certo valore, se non si sa quale è la percentuale di black carbon?
Riassumendo, quella del black carbon risulta una storia come minimo molto confusa. Esso, inoltre, a priori, non potrebbe essere soggetto ad un monotraggio di qualche utilità. Per questi motivi, fino a prova contraria, l' unico paramentro rilevante rimane il pm10, rispetto al quale l' Area C si è dimostrata del tutto inefficace.


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